BENVENUTO!

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17 nov 2010

Vi riporto la lettera che il Dirigente ha inviato al Comitato in risposta ad una precedente da noi consegnata in merito ad alcune richeste di qualche genitore che, avendo già intrapreso un cammino di responsabilizzazione del proprio figlio ed abitando a poche centinaia di metri dalla scuola, chiedevano che rivedesse la sua posizione sulla decisione presa.

"In riferimento alla Vs. del 4 novembre 2010, intesa a rivedere le disposizioni emanante per la regolamentazione dell'uscita degli alunni al termine delle lezioni, devo confermare le suddette disposizioni che sono sancite da norme ben precise sul trasferimento della patria potestà dal genitore alla scuola e, di conseguenza, dalla scuola al genitore o al sostituto debitamente delegato.
In merito si rimanda alla sentenza del 7 maggio 2010 della Corte di Cassazione che ribadisce come la responsabilità della scuola continua anche al di fuori dell'edificio scolastico fin quando l'alunno non viene affidato al genitore o a chi ne fa le veci e all'art. 2048 del Codice Civile.
Secondo questa presidenza è opportuno prevedere attitività delegate, come il piedibus con percorso limitato alle zone più vicine alla scuola, rimandando al servizio pubblico o ai genitori il prelevamento degli alunni che abitano più lontano.
Si conferma che queste disposizioni varrano, dal prossimo anno scolastico, per tutto il ciclo della scuola primaria.
Pur comprendendo le difficoltà della gestione familiare invio cordiali saluti."

Sessant'anni fa come oggi.

Vi posto questo discorso. E' lungo ma vale proprio la pena leggerlo! Buona lettura
“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.

Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950

Come essere più chiari?

Natasa


15 nov 2010

INCONTRO PD SULLA SITUAZIONE DELLA SCUOLA ITALIANA
(Sotto il Monte, 12/11/2010)

E se fosse vero che ci vogliono tenere nell'ignoranza?

L'incontro è stato molto interessante, e la partecipazione numerosa confermava l'interesse della gente in merito all'argomento.
Ciò che è emerso, prima trasudando pian piano dai discorsi dei relatori e poi esposto dagli stessi come effettiva evidenza, è stato che i tagli alla scuola pubblica sono chiaramente determinati dalla volontà del governo attuale di fare in modo che la cultura non si possa diffondere nel tessuto sociale. Per lo stesso motivo infatti si tagliano i fondi alla cultura, al teatro, ai musei... Ma ciò che ne dà la definitiva, inconfutabile conferma è che in questi settori non si stanno solo facendo tagli ai finanziamenti pubblici, ma si legano le mani ad enti ed associazioni, limitando comunque la loro possibilità di spesa anche dei soldi per esempio percepiti dai privati, o si limita la loro possibilità d'azione con dei vincoli che non riguardano le finanze, ma, di fatto, annullano l'intraprendenza degli enti stessi.
Alla fine della serata gli interventi sia degli insegnanti, sia degli amministratori, sia dei genitori presenti volgevano nella stessa direzione: dobbiamo ritrovare l'unità di intenti che per diversi motivi negli ultimi anni è venuta sempre più a mancare, e quindi promuovere la collaborazione tra scuola e famiglia, la partecipazione dei genitori nella scuola. Questi sono gli strumenti che abbiamo per cambiare qualcosa!! Non molliamo, teniamo duro!!

6 nov 2010

IL CASO:"Aspettando Superman" - il film che spacca l'America

E' già un caso la pellicola diretta da Guggenheim sul sistema educativo Usa. Al centro, l'implacabile e assurda lotteria per accedere all'istruzione di qualità. Solo gli straricchi possono permettersi buone scuole. Un atto d'accusa contro elementari, medie e licei, agli ultimi posti nelle classifiche dei paesi industrializzati
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

NEW YORK - "Papà, la lotteria non è quella cosa dove non vince quasi nessuno?" Daisy ha 12 anni, vive a Los Angeles, la sua domanda è angosciosa. Una bambina non può capire che l'iscrizione a scuola è una vera lotteria dove quasi tutti perdono.

Perde anche lei, alla fine. La scena dell'estrazione a sorte, l'assurda lotteria della speranza, apre e chiude il documentario Waiting for Superman. Un film-verità sulla débâcle del sistema scolastico nella nazione più ricca del pianeta. Un terribile atto d'accusa che sta lacerando l'America: elogiato da Barack Obama in tv, criticato da molti commentatori liberal, compreso il New York Times.
Lo ha realizzato Davis Guggenheim, il regista di Una scomoda verità che nel 2006 costrinse l'America a interrogarsi sul cambiamento climatico, vinse due Oscar, valse il Nobel ad Al Gore. Ha fatto centro un'altra volta: il Washington Post prevede che "questo film avrà un impatto almeno eguale al documentario sull'ambiente, a pochi giorni dalla sua uscita sugli schermi è già chiaro che sarà al centro del dibattito nazionale almeno per due anni".

La maggioranza delle scuole statali in America sono delle fabbriche di analfabeti, i risultati in termini di apprendimento sono disastrosi e per di più prevedibilissimi visto che si ripetono da un anno all'altro. I dati possono sembrare incredibili per chi ancora ha una certa immagine dell'America. Il film li martella senza pietà, ricorrendo ai cartoni animati per associare numeri e immagini: "Fra i 30 paesi più sviluppati l'America figura al 25esimo posto nell'apprendimento scolastico della matematica, al 21esimo nelle scienze. Il 69% dei suoi alunni di terza media non sa leggere e scrivere in modo adeguato. Il 68% è insufficiente in matematica. In California (cioè lo Stato più ricco degli Usa) il 20% dei liceali lascia la scuola senza neppure ottenere il diploma di maturità. La percentuale di abbandono scolastico prima della maturità sale al 26% tra gli ispanici, al 35% fra i neri".

Solo gli straricchi hanno una via di fuga nelle scuole private di élite: così costose (fino a 30.000 dollari di retta annua) da essere inavvicinabili perfino per il ceto medioalto. L'altra speranza è iscrivere i figli a una delle rare scuole pubbliche di qualità, dai risultati accademici comprovati negli anni. C'è chi trasloca apposta, sobbarcandosi il costo di acquisto di una nuova casa, pur di abitare in un quartiere "celebre" perché ha una scuola statale buona. Ma questi istituti sono rari e sommersi dalle domande d'iscrizione. Ecco dove scatta la lotteria. In cerca di un criterio equo e imparziale, le buone scuole sono costrette a estrarre a sorte i nomi dei pochi privilegiati. Meno del 10% ce la farà.

Una terribile roulette russa, che Waiting for Superman descrive minuto per minuto, seguendo le storie di cinque bambini a New York, Washington, Los Angeles. Gli esclusi finiranno condannati su un binario morto, in un sistema di serie B dove accumuleranno lacune, brutti voti, ritardi di conoscenze. Al momento dell'ingresso all'università - se nutrono quell'aspirazione - saranno scartati dalle severe eliminatorie del numero chiuso. "Se manchi l'occasione giusta sei già condannato dall'età di sei anni, sarai un fallito per sempre", è una delle constatazioni feroci del film. In un'altra scena angosciosa un nero che oggi è diventato uno dei riformatori del sistema scolastico passa in auto davanti a un supercarcere e commenta: "La maggior parte dei miei compagni di scuola sono finiti là dentro. È una soluzione costosa: il contribuente paga fino a 30.000 dollari l'anno per ogni carcerato. Se avessero avuto una scuola decente, l'America avrebbe speso di meno".

La realtà dipinta in Waiting for Superman" non riguarda solo le minoranze etniche e i poveri. Tutt'altro. Una delle ragazze, di cui il film segue la storia, appartiene a una famiglia agiata della Silicon Valley californiana. Anche lei costretta alla lotteria, per fuggire dalla "scuola designata" e scadentissima del suo quartiere. "La maggioranza dei nostri ragazzi ha un destino segnato dal codice postale", è il commento amaro: a seconda del tuo luogo di residenza ti tocca una certa scuola statale.
Com'è possibile che l'America sia precipitata così in basso? Il primo allarme sul declino della sua scuola pubblica risale al 1955, il best-seller Why Johnny Can't Read (perché Johnny non sa leggere) denunciò la condizione di "un dodicenne esposto agli effetti di una normale scuola americana". Da allora ogni presidente si è cimentato con qualche riforma, e il documentario gioca sulle immagini d'archivio per ricordare le promesse mancate di Nixon, Carter, Reagan, Clinton. Al punto che gli americani sembrano davvero "aspettare Superman", perché risolva questa crisi. I cui effetti sono stati mascherati a lungo dall'eccellenza delle grandi università. Soprattutto negli studi post-laurea, l'università Usa resta la migliore del mondo e questo le consente di attirare i cervelli asiatici ed europei.

"Entro il 2020 - avverte il film - l'economia americana dovrà riempire 123 milioni di posti di lavoro ad alta qualificazione. Ma ci saranno meno di 50 milioni di americani con l'istruzione adeguata". Finora quel divario è stato riempito importando informatici indiani, ingegneri cinesi, medici vietnamiti o italiani. Quanto può durare? E che fine faranno "gli scarti" che non hanno la formazione giusta? Che funzione sociale ha un sistema scolastico dove, "se entri in prima elementare con delle difficoltà a leggere, hai la quasi-certezza di conservare quel ritardo per tutta la tua carriera scolastica?"
Nel documentario di Guggenheim ci sono gli eroi positivi. Geoffrey Canada è l'insegnante nero che ha creato la Harlem Children Zone per offrire scuole di eccellenza nel quartiere storicamente degradato di New York. Michelle Rhee è la soprintendente alle scuole di Washington, che osa sfidare il potente sindacato degli insegnanti per introdurre gli aumenti di merito e il licenziamento dei prof più incapaci o assenteisti. La Rhee è di origine cinese, e i sistemi asiatici sono la "frusta" per spronare l'America a risvegliarsi dal suo torpore.

Là dove lo Stato non ce la fa intervengono i filantropi privati: il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, segue l'esempio di Bill Gates e dona 100 milioni alle scuole degradate del New Jersey. Ma il messaggio del film è doloroso, controverso. Il New York Times denuncia "l'accanimento contro gli insegnanti". Il sindaco di Washington è stato sconfitto e Michelle Rhee perderà il suo posto, malgrado l'appoggio personale di Obama che con il suo programma "Race to the Top" ha introdotto più flessibilità e meritocrazia nel sistema statale. "Il ceto medio americano - osserva l'esperta di pedagogia Judith Warner - non ama sentirsi dire che manda i figli in una scuola da Terzo mondo". È un'altra verità scomoda che molti preferiscono ignorare. Meglio aspettare Superman.

29 ott 2010

GUIDA PER IL RAPPRESENTANTE DI CLASSE

Premessa
Questo documento è stato pensato per aiutare i genitori che, trovandosi a svolgere il ruolo di rappresentanti, possono trovare utili indicazioni e suggerimenti per essere più efficaci nello svolgimento del loro ruolo.
Nella scuola dell’autonomia i Genitori rappresentano una parte dell’utenza e possono avere funzione di primo piano influendo sulle scelte organizzative e di indirizzo, nella misura in cui si conoscono le evoluzioni,le normative in atto ed i meccanismi di funzionamento.
Da qui l’esigenza di conoscere anche il ruolo, i diritti ed i doveri che i genitori hanno nell’ambito della scuola, anche per costituire una struttura di raccordo tra i vari Genitori impegnati.
Buona lettura.

ORGANI COLLEGIALI
Organi di governo e gestione della scuola in cui le varie componenti condividono collettivamente le decisioni intorno alle strategie e alla direzione che la scuola deve perseguire.
Ø Sono formati da rappresentanti democraticamente eletti.
Ø Comprendono organi territoriali ed organi collegiali scolastici
Ø Prevedono la presenza dei genitori (ad eccezione del collegio docenti)
Ø Permettono libero confronto e raccordo scuola - territorio.

Sono organi collegiali scolastici:

Consiglio d’istituto
Massima espressione di rappresentanza: comprende tutte le componenti scolastiche.
Ø Elabora e adotta gli indirizzi e le strategie generali.
Ø Delibera il bilancio preventivo e il conto consultivo.
Ø Dispone in ordine all’impegno dei mezzi finanziari.
Ø Ha potere deliberante, su proposta della giunta esecutiva in merito a organizzazione,
programmazione, vita e attività della scuola.

Giunta esecutiva
Ø Predispone il bilancio preventivo ed il conto consultivo.
Ø Prepara i lavori del Consiglio d’Istituto e cura l’esecuzione delle relative delibere.
Ø Propone al Consiglio d’Istituto il programma delle attività finanziarie.
Ø La giunta può avere competenze riguardo i provvedimenti disciplinari a carico degli studenti.

Collegio dei docenti
Composto dal personale insegnante in servizio nella scuola.
Ø Delibera le attività scolastiche.
Ø Elabora proposte per la formazione delle classi e l’assegnazione dei docenti.
Ø Valuta l’efficacia didattica.
Ø Adotta i libri di testo.
Ø Elegge i rappresentanti.
Ø Si occupa delle situazioni di disagio.
Ø Elabora il P.O.F. – Piano dell’Offerta Formativa. (vedi allegato “A”).

Consiglio di classe
Organo composto da tutti i docenti della classe e dai rappresentanti di genitori e studenti.
Ø Presieduto dal dirigente o più comunemente da un suo incaricato (Coordinatore di classe).
Ø Agevola il rapporto docenti-studenti-genitori.


IL RAPPRESENTANTE DI CLASSE DEI GENITORI
Il rappresentante di classe è di solito un genitore particolarmente interessato al mondo della scuola e alle relazioni che vi si instaurano, così che mette a disposizione tempo, porta il proprio contributo di esperienze e di capacità per partecipare direttamente alla vita dell’ambiente in cui suo figlio/a si forma, per farsi carico di un pezzo di cammino della classe in cui il figlio/a è iscritto.
Ha il compito di fare da collegamento tra corpo docenti e famiglie, in merito ai problemi generali riguardanti la vita scolastica della singola classe. La durata dell’incarico è di un anno.

Essere eletti Rappresentanti di classe dei genitori, nella scuola di oggi, significa:
· svolgere funzioni di rappresentanza di tutti i genitori della propria classe nei Consigli di classe e in generale nella scuola;
· stimolare ed aiutare la partecipazione delle famiglie alla vita della scuola, in particolare dei genitori che, per motivi di lavoro, di trasporto e/o di famiglia…, non possono sempre essere presenti alle riunioni collettive;
· raccordarsi con gli altri rappresentanti dei genitori nel Comitato Genitori, per sostenere proposte comuni per la soluzione dei problemi, per aiutare la scuola nel dialogo con l’utenza e nell’attuazione dei progetti del suo piano dell’offerta formativa (P.O.F.);

Un buon rappresentante di classe sa:
ascoltare
lasciar parlare
accogliere e far sentire a proprio agio
creare legami non formali
sintetizzare
sdrammatizzare

Metodologia di lavoro consigliata per i Rappresentanti di classe
· Dotarsi dell’elenco dei ragazzi della propria classe eventualmente con numero di telefono ed indirizzo.
· Prendere nota dei nominativi: dell’altro genitore rappresentante.
· Ricevuta la convocazione delle riunioni di interclasse preparare gli interventi con gli altri rappresentanti e creare una collaborazione coi docenti
· Eventuali problemi della classe possono essere segnalati ed affrontati parlandone con il Docente coordinatore di classe o direttamente con il Preside.
· È utile segnalare eventuali problemi anche al Comitato Genitori per un consiglio e/o un eventuale appoggio.
· E’ importante redigere un breve verbale della riunione del Consiglio di Classe


DIRITTI E DOVERI DEI RAPPRESENTANTI DI CLASSE

Il rappresentante di classe ha il diritto di:
. Farsi portavoce di problemi, iniziative, proposte, necessità della propria classe con i propri insegnanti, presso il Dirigente Scolastico e presso il Comitato Genitori.
· Convocare l’assemblea della classe che rappresenta qualora i genitori la richiedano o egli lo ritenga opportuno. La convocazione dell’assemblea, se questa avviene nei locali della scuola, deve avvenire previa richiesta indirizzata al Dirigente, in cui sia specificato l’ordine del giorno.
· Avere a disposizione dalla scuola il locale necessario alle riunioni di classe, purchè in orari compatibili con l’organizzazione scolastica.
· Accedere ai documenti inerenti la vita collegiale della scuola (verbali ecc…),

Il rappresentante di classe NON ha il diritto di:
· Occuparsi dei casi singoli.
· Trattare argomenti di esclusiva competenza degli altri Organi Collegiali della scuola (per esempio quelli inerenti la didattica ed il metodo di insegnamento)

Il rappresentante di classe ha il dovere di:
· Fare da tramite tra i genitori che rappresenta e l’istituzione scolastica.
· Tenersi aggiornato riguardo la vita della scuola.
· Presenziare alle riunioni del Consiglio in cui è eletto e a quelle del Comitato Genitori (di cui fa parte di diritto).
· Informare i genitori che rappresenta sulle iniziative che li riguardano e sulla vita della scuola.
· Farsi portavoce delle istanze presentate dai genitori.
· Promuovere iniziative volte a coinvolgere nella vita scolastica le
famiglie che rappresenta.
· Conoscere il regolamento di istituto.
· Conoscere i compiti e le funzioni dei vari organi collegiali della scuola.

Il rappresentante di classe NON è tenuto a:
· Farsi promotore di collette.
· Gestire un fondo di cassa della classe.
· Comprare materiale necessario alla classe o alla scuola o alla didattica.


Il lavoro del rappresentante non è mai inutile, a volte può essere frustante come quello del docente, dello studente….; molti ne sono soddisfatti.